BORGO SAN LORENZO – Continuiamo a leggere, in pillole, l’enciclica di Papa Leone XIV “Magnifica Humanitas”.
“Non è possibile dare una definizione univoca e completa dell’IA. Ciò che possiamo affermare è che occorre evitare l’equivoco di equiparare questa ‘intelligenza’ a quella umana” […] “Non è l’esperienza di chi si lascia plasmare dalla vita e cresce nel tempo attraverso scelte , errori, perdono, fedeltà; è piuttosto un adattamento statistico a partire da dati e riscontri, che può essere molto efficace, ma non implica una crescita interiore” (p.99).
C’è in giro tanta voglia non solo di equiparare l’IA a quella umana, ma addirittura di accreditarla come superiore; si cerca, infatti, di creare una sorta di subordinazione dell’umano alla tecnica e, in questo modo, condizionare pensieri, scelte, comportamenti, indirizzandoli a vantaggio degli interessi e della volontà di dominio di pochi.
Affermava Antonì Gaudi, l’architetto della Sagrada Familia e di altri capolavori: “Prima l’amore, poi la tecnica”. Solo l’amore può piegare la tecnica agli interessi dell’umano. La tecnica lasciata a se stessa crea mostri di ogni genere. E quella di mettere l’amore sempre al primo posto è una scelta obbligata per il credente in ogni ambito della propria vita. Informata dall’amore anche l’IA diventa una rilevante opportunità al servizio dell’uomo.
I tempi che viviamo sono molto complicati. Sembra proprio la situazione evocata da San Paolo nella lettera ai Romani: “L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio”. È un’aspettativa alla quale dobbiamo corrispondere come singoli e come comunità; e c’è da credere che questa materia uscirà di sicuro all’Esame finale.
“Magnifica Humanitas” in pillole, a cura di Giampiero Giampieri
© Il Filo – Idee e Notizie dal Mugello – 2 agosto 2026
